Sono giorni complicati per Facebook e Cambridge Analytica, le due società coinvolte nel caso di sfruttamento improprio di una gran mole di dati degli utenti del social network (ne abbiamo parlato nel dettaglio QUI). Molti governi e molti tribunali si stanno interessando alla vicenda - anche in Italia, ma soprattutto all'estero:
- I procuratori generali di New York e Massachusetts hanno intimato a Facebook di spiegare ai suoi utenti come i dati siano stati usati da Cambridge Analytica. Nella loro dichiarazione congiunta hanno anche spiegato che questo è solo il primo passo delle indagini.
- Bloomberg dice che la FTC, ovvero l'antitrust statunitense, sta indagando se, in relazione alla vicenda, Facebook abbia violato un accordo sulla privacy stipulato con il governo nel 2011.
- Svariati parlamentari Repubblicani e Democratici negli USA hanno chiesto un'audizione presso il Congresso, come riassume TechCrunch.
- Il parlamento britannico, nella persona del presidente della commissione per il digitale, la cultura e lo sport, ha chiesto a Mark Zuckerberg che un "dirigente di livello sufficientemente alto della società" compaia presso il parlamento per fornire risposte precise sulle attività di raccolta, gestione e protezione dei dati dei suoi utenti.
- Il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani ha detto in un'intevista a La Stampa che l'UE sta valutando la situazione, e ha chiesto al Parlamento di indagare.
- È comparsa anche la prima causa privata negli Stati Uniti: come riporta CNN, un investitore ha citato in giudizio per aver fornito dichiarazioni false e fuorvianti sulle condizioni d'uso del social - nello specifico, dice che Facebook non ha rivelato che consentiva a terze parti di accedere ai dati di milioni di persone senza che queste ne fossero a conoscenza.
Nel frattempo, le comunicazioni da parte di Facebook rimangono scarse. Principalmente gli addetti stampa rilasciano note stringate e sintetiche, ma Mark Zuckerberg e la sua stretta collaboratrice Sheryl Sandberg non hanno ancora parlato in pubblico. Una delle ultime informazioni da parte di Facebook, rilasciata al The Daily Beast, è che i due dirigenti top stanno lavorando senza sosta, insieme ai loro team, per raccogliere tutte le informazioni, data la delicatezza del caso.
La novità principale in casa Cambridge Analytica è invece che il consiglio di amministrazione ha sospeso l'amministratore delegato Alexander Nix, a causa dell'inchiesta di Channel 4 in cui i dirigenti sono stati filmati dicendo che tra i servizi offerti c'è l'uso di escort, finte tangenti ed ex agenti segreti per "incastrare" e successivamente ricattare politici e altre persone potenti. Anche il consiglio promette un'investigazione dettagliata e indipendente.
Anche Aleksandr Kogan ha fatto alcune dichiarazioni pubbliche. Kogan è il ricercatore dell'università di Cambridge che, sviluppando l'app thisisyourdigitallife, ha materialmente raccolto i dati di 50 milioni di utenti Facebook, per poi venderli a Cambridge Analytica. Intervistato nel corso del programma radio Today della BBC, ha dichiarato che si sente trattato come un capro espiatorio sia da Facebook che da Cambridge Analytica, e che tutti all'epoca pensavano di star facendo qualcosa di perfettamente normale, legale e consentito.
Stando alle dichiarazioni di Kogan, gli avvocati stessi di Cambridge Analytica l'avevano assicurato che c'erano "migliaia di altre app che facevano la stessa cosa" e che si trattava di un modo piuttosto tradizionale di usare i dati di Facebook. Tuttavia, Kogan ritiene che le capacità di Cambridge Analytica di influenzare le elezioni sia stata grandemente esagerata - sentimento condiviso da altri esperti citati da The Verge. Kogan si spinge addirittura a dire che la campagna mediatica della società aveva più probabilità di danneggiare Trump che favorirlo.
La precisione dei dati in questione è stata estremamente esagerata. La mia miglior teoria è che in pratica era sei volte più probabile che avessimo fatto assunzioni completamente sbagliate su una persona invece che completamente giuste. Personalmente non credo che il micro-targeting sia un impiego efficace per questi set di dati.Il danno d'immagine, però, per Facebook c'è. Come abbiamo visto stamani, l'hashtag #deletefacebook è virale su Twitter, e supportato anche dal co-fondatore di WhatsApp.
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